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lunedì 12 settembre 2011

Una partita

La vita è un gioco. Quello che ho imparato questa estate è il fatto che sarebbe bello divertirsi mentre lo si gioca perchè a fine partita non si vince niente e si perde tutti. A meno di non avere una fede incrollabile, si intende, ma in ogni caso meglio essere stati contenti di qua che poi per il di là ci pensiamo. Ora, il punto è: a che gioco stiamo giocando? Più il tempo passa e più mi pare che la vita sia un grande backgammon. Avete presente, no, quel gioco con le punte rosse e nere che i ricchi cattivi dei film giocano in barca. Il bello è che pur essendo un gioco d'azzardo, la fortuna conta fino ad un certo punto e un bravo giocatore batterà uno inesperto quasi sempre a meno di botte di culo clamorose. La bravura sta nel trarre il meglio dalle situazioni ben sapendo che un tiro di dadi sfigato può capovolgere le sorti della partita. Il problema, però, è che nel life-backgammon ogni tanto qualcuno si siede al tavolo, si intromette nel gioco e da giocatore diventi pedina. La tua vita dipende dalle scelte casuali di un'altro. E' questo aspetto a rendere la vita così imprevedibile ma anche terribilmente ansiogena? Io dico di sì.

O almeno, questa è la mia onesta opinione

mercoledì 7 settembre 2011

Una matricola con la faccia da vecchio

Un po' di tempo fa mi sono trovato, ampiamente oltre la trentina, a seguire dei corsi all'università. Un giorno studiavo nel baretto durante la pausa pranzo. Mi sentivo di nuovo uno studente a tutti gli effetti. Ad un certo punto, guardandomi intorno, ho avuto un senso di straniamento. Poi ho capito: anche se ero al primo anno (di specializzazione) non ero uno di loro. Ero invece uno strano personaggio: non un prof., non un tecnico, chiaramente uno studente, ma con i capelli (un po') brizzolati. Spaesato come una matricola, ma con la faccia da vecchio.

Questa sensazione di spaesamento l'ho vissuta in seguito anche altre volte. Per esempio ogni volta che arrivo in una nuova scuola: mi trattano come il giovane, destinato a ravvivare l'ambiente con la sua effervescente vitalità giovanilistica. Però, quando faccio notare quanti anni ho le cose cambiano e si accorgono che, effettivamente, non sono poi così giovane e si ricordano che loro, alla mia età, erano in ben altra situazione, almeno per quanto riguarda il lavoro.

Penso che questo sia il problema della mia generazione: il fatto di essere sempre considerati “giovani”, con tutta la vita davanti e quindi sostanzialmente senza nulla di importante da fare. Urge fare qualche cosa di importante per invertire la tendenza.

O almeno, questa è la mia onesta opinione.